Mangiare
Nel nostro ristorante stuzzicheremo il vostro palato con i piatti tipici, e potete scegliere se mangiare nella sala interna accanto al camino accogliente, oppure specialmente d’estate, all’aperto sotto un grande albero.


Olio d'Oliva della Sabina
L'olivo è stato coltivato in Sabina da millenni, tracce dell'uso dell'oliva risalgono al 6-7 secolo ac. Il clima temperato e l'esposizione a sud della zona creano le condizioni ideali per la coltivazione dell'olivo, mentre la natura collinare del territorio rende impraticabili i metodi moderni di agricoltura intensiva. Così gli oliveti rimangono ancora proprietà di famiglie locali, quasi tutti in piccoli appezzamenti, e la raccolta delle olive viene fatta a mano. Essendo una pianta di natura rustica, l'olivo si presta bene alla coltivazione biologica; negli ultimi anni infatti della nostra zona si è diffusa molto questo tipo di coltivazione dell'olivo, grazie anche agli aiuti dell'Unione Europea. testimonianza dell'alta qualità dell'olio della Sabina, possiamo dire che è stato il primo in Italia a ricevere il riconoscimento D.O.C.
Olio d'Oliva
L'olio di oliva è un olio alimentare derivato dal frutto (drupa), che nasce dalla trasformazione dei fiori (mignole) dell'albero di olivo, originario del bacino del Mar Mediterraneo. Nell'area del Mediterraneo esistono oltre 500 cultivar (varietà) di olive di cui circa 395 in Italia, 80 tra Liguria e Sicilia, e 33 in Toscana. Tra le varietà più note possiamo citare: Taggiasca, Leccino, Caninese, Frantoio, Moraiolo, Coratina. È prodotto dalla spremitura delle olive e ha un contenuto molto elevato di grassi monoinsaturi.
L'olio di oliva è utilizzato soprattutto in cucina, principalmente nelle varietà extravergine e vergine, per condire insalate, insaporire vari alimenti, conservare verdure in barattolo. Il suo elevato punto di fumo lo rende molto adatto per le fritture. È consigliato il suo uso per la ricchezza di [acidi grassi monoinsaturi]. Ha delle capacità benefiche a causa della presenza di sostanze antiossidanti (fenoli e tocoferoli equivalente alla vitamina E) in grado di combattere il colesterolo.
Raccolta delle olive
Le olive sono tradizionalmente raccolte (in alcune regioni) battendo le fronde con bastoni, in modo da provocare la caduta dei frutti che poi si raccolgono uno ad uno a mano. Una tecnica più moderna prevede l'utilizzo di abbacchiatori meccanici che scuotono i rami con minore danneggiamento per la pianta e le olive cadono su una rete predisposta a terra che permette poi di raccoglierle più rapidamente e con minore fatica.
La raccolta a mano con appositi pettini e sacche a tracolla su lunghe scale a pioli di legno, è ancora (2004) praticata in molte zone della Puglia, Sicilia, Abruzzo e della Sabina. Questa tecnica, sicuramente dispendiosa, consente di raccogliere frutti integri ed al giusto grado di maturazione. È ancora preferibile per le olive da conserva, ma rappresenta il primo degli elementi fondamentali per ottenere un olio extra vergine di oliva fragrante e privo di odori sgradevoli.
Non meno importante al fine di ottenere un olio vergine esente da difetti è il metodo di stoccaggio delle olive. L'ideale è che le olive vengano raccolte in apposite "cassette areate" in plastica, che queste cassette vengano conservate lontano da fonti di calore e che le olive vengano "frante" nel giro di 18-24 ore dalla raccolta. Questo garantisce che le olive non fermentino in modo anaerobico dando origine alla formazione di "alcoli alifatici" che produrrebbero nell'olio difetti quali "riscaldo" e, in casi estremi, "muffa".
Liquori
Dopo il pranzo e la cena avrete la possibilità di assaporare tutti i liquori prodotti artigianalmente, dalla tradizionale Grappa, e Limoncello fino alle specialità come il Cedrino, Nocino, Laurino, Liquirizia, Rosmarincello.
Il Nocino
Il nocino è un liquore presente in diversi paesi d'Europa ottenuto dal mallo della noce, a mezzo di infusione in alcool. In Italia è particolarmente amato in Emilia-Romagna e specialmente nella zona del Modenese. A Spilamberto in provincia di Modena esiste dal 1978 l'associazione "Ordine del Nocino Modenese", che ha lo scopo di organizzare, promuovere e sostenere iniziative e manifestazioni atte a tutelare, valorizzare e diffondere l'antica tradizione del nocino.
Le origini del liquore sono incerte. Si sa che esistono versioni di liquore di noci in molti paesi europei, dall'Italia, agli Urali, all'Inghilterra.
Documenti romani antichi riportano che i Picti, cioè i Britanni, si radunassero nella notte di mezza estate e bevessero da uno stesso calice uno scuro liquore di noce. Successive fonti riportano che tra i francesi era in uso un liqueur de brou de noix o ratafià di mallo. Probabilmente dalla Francia fece il suo ingresso in Italia, diffondendosi prima nella zona del Sassello e poi nel Modenese.
Il noce mantenne sempre un alone di leggenda, legato alla presenza di streghe e incantesimi, che si comunicò alla preparazione del liquore. Tradizionalmente, infatti, le noci venivano raccolte nella notte di San Giovanni dalla donna più esperta nella preparazione che, salita sull'albero a piedi scalzi, staccava solo le noci migliori a mano e senza intaccarne la buccia. Lasciate alla rugiada notturna per l'intera nottata, si mettevano in infusione il giorno dopo. La loro preparazione terminava la vigilia di Ognissanti, cioè la notte di Halloween.
Nella raccolta la tradizione chiede di non usare attrezzi di ferro. Il metallo, infatti, intaccherebbe le proprietà delle piante officinali. È un fatto che i vegetali tagliati con lama di metallo ossidano prima e appassiscono più in fretta di quelli tagliati, ad esempio, con una lama di ceramica. L'usanza è comunque molto antica e già i druidi la seguivano cogliendo il vischio con un falcetto d'oro.
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