Visitare la Sabina
La Sabina è stata abitata fin dalla preistoria, lo attestano resti di insediamenti umani ed attrezzi in selce, databili al Paleolitico (60.000-30.000 a.c.) trovati in tutta la zona. Nei periodi successivi sono poche le testimonianze di presenza umana, fino al 3.000 a.C., epoca alla quale sono attribuibili i resti dell'antica città di Eretum, vicino all'odierna Montelibretti.I Sabini, antico popolo italico, furono in perenne guerra con Roma. Nella divisione augustea dell'Italia fu compresa nella regio IV, il Sannio, mentre in quella dioclezianea appartenne alla provincia Valeria. Il suo territorio, nel Medioevo, fu aggregato in parte al Ducato di Spoleto, in parte al Ducato Romano (l'odierna Sabina romana).
Con la nascita dello Stato della Chiesa, fu per un periodo governata direttamente dal pontefice, in seguito affidata a famiglie nobiliari, che istituirono la Contea di Sabina. La provincia pontificia della Sabina risale ufficialmente al 1605, durante il pontificato di Paolo V (1605-1621), che riprese il controllo diretto sul suddetto territorio. Fino al 1927 la Sabina faceva parte dell'Umbria.
Abbazia di Farfa
L'Abbazia di Farfa (monastero della congregazione benedettina cassinese), prende il nome dall'omonimo fiume (il Farfarus di Ovidio) che scorre poco lontano e che ha dato il nome anche al borgo adiacente l'abbazia. L'Abbazia si trova nel territorio del comune di Fara in Sabina, nel reatino. Fu fondata nel V secolo da san Lorenzo Siro, giunto in Italia dalla Siria con la sorella Susanna ed altri monaci.
La prima abbazia fu costruita nei pressi di un tempio pagano, dedicato alla dea Vacuna, e di una villa romana in rovina. Appena costruita, distrutta dai Longobardi verso la fine del VI secolo, secondo la leggenda fu ricostruita nel 705 da Tommaso di Moriana (o Morienna), proveniente da Gerusalemme.
Da quel momento iniziò lo sviluppo dell'abbazia che si ingrandì con nuovi fabbricati e diventò sempre più ricca per le rinnovate piantagioni di olivi e la bonifica di molte terre circostanti. L'abbazia crebbe in importanza e considerazione e ricevette elargizioni, privilegi, esenzioni, da parte di imperatori e papi e diventa così una vera potenza interposta fra il patrimonio di Pietro ed il Ducato di Spoleto. Uomini colti, degni e devoti, si succedono alla direzione dell'abbazia, come ad esempio l'Abate Sicardo, parente di Carlomagno. Durante il Regno di Carlomagno, l'abbazia ebbe il massimo sviluppo edilizio, che ne modificò così tanto la struttura originale che solo di recente è stato possibile ricostruirla. L'abbazia conserva tuttora testimonianze di architettura carolingia uniche in Italia.
Museo dell'Olio
Castelnuovo di Farfa è sede del Museo dell'Olio della Sabina. La peculiarità di questo museo, e ciò che lo rende unico nel panorama internazionale, è la presenza di una sezione nella quale, per la prima volta, cinque artisti di fama mondiale, Alik Cavaliere, Gianandrea Gazzola, Maria Lai, Hidetoshi Nagasawa e Ille Strazza hanno celebrato e interpretato, attraverso la scultura e la musica, l’olio e la permanenza della sua tradizione nella civiltà contemporanea.
Il Museo dell’Olio conserva uan rara collezione di presse olearie sabine che testimoniano la trasformazione produttiva di questa regione oleicola dell’arco di quattro secoli. Per informazioni Tel. 0765/36380 o museolio@yahoo.it
L'Olivo più grande d'Europa
A Canneto (fraz. di Fara in Sabina) sorge l'olivo più grande d'europa. Il suo tronco misura circa 7.20 m di circonferenza, e l'albero ha un'età stimata di 2.000 anni. La varietà dell'olivo tradizionalmente piu coltivato in Sabina è "Carboncella", seguito dal "Leccino", "Frantoio" e "Olivastro".
L'olio d'oliva extra-vergine è un componente indispensabile della dieta mediterranea, contiene soprattutto dei grassi monoinsaturi ma anche livelli piuttosto alti di vitamina E. Si consiglia di usarlo crudo affinchè si conservino tutte le sue proprietà nutrizionali.
Fiume Farfa
Il Farfa è un fiume, affluente della riva sinistra del fiume Tevere.
Nasce presso le sorgenti dette "Le Capore" nel territorio comunale di Frasso Sabino e si presenta come uno dei più importanti affluenti reatini del fiume Tevere, a regime quasi torrentizio con alveo la cui componente sassi-ciottoli è preponderante.
Il Farfa bagna i comuni di Monteleone Sabino , Frasso Sabino , Casaprota , Poggio Nativo , Mompeo , Salisano , Castelnuovo di Farfa , Fara Sabina e Montopoli di Sabina dove segna il confine tra i due comuni e dove, nel territorio di Montopoli scavò nei secoli un ponte naturale nel tufo, ora distrutto (vedi Ponte Sfondato). Il Farfa continua poi per un breve tratto in quel piccolo ritaglio che la provincia di Roma possiede oltre il Tevere nel territorio della Sabina grazie ai comuni di Torrita Tiberina e Nazzano, dove, alla confluenza del Farfa col Tevere, nel 1977 è stata istituita una riserva naturale: la Riserva Naturale Tevere-Farfa.
Le acque del Farfa sono particolarmente fredde. Per via del suo letto costituito essenzialmente da ciottoli, e per via della sua notevole impetuosità, le acque del torrente possono assumere in particolari circostanze una colorazione quasi bianca grazie all'effervescente spumosità che vi si crea, tale da sembrare un vero e proprio fiume di latte. Inoltre, data la sua frescura e le ampie sponde a ciottoli, in estate il torrente diviene anche un luogo di balneazione noto in tutta la Sabina.
La sua portata, con la costruzione di una diga a Salisano che ne preleva l'acqua quasi alla fonte, è notevolmente inferiore a quella originale. La sua acqua infatti viene convogliata nell' Acquedotto del Peschiera-Capore, (per l'appunto, dal nome della sorgente del Farfa), e rifornisce la Capitale. L'acqua che si beve a Roma, difatti, è anche acqua del Farfa.

